La mancanza dei denti (edentulismo) colpisce, secondo le recenti statistiche, quasi la metà della popolazione anziana. Tuttavia può riguardare anche gruppi sociali più giovani. Il motivo infatti non è strettamente connesso all’età, ma all’assenza di una corretta igiene orale che porta alla carie ed altre pericolose patologie parodontali (soprattutto l’erosione della struttura ossea).
Quando il dente non è più sigillato, a livello del colletto, dal legamento parodontale, di conseguenza diventa mobile e infine cade. Le cause sono ormai ben note: cattiva alimentazione, consumo eccessivo di alcol e tabacco, cura del cavo orale insufficiente; eppure si persiste nei cattivi comportamenti.
L’odontoiatria, e più specificamente una delle sue branche più avanzate, l’implantologia dentale, può venire in aiuto con il ripristino del dente (o della dentatura) mancante.
Perché è importante riempire lo spazio? Non è solo per ragioni estetiche, come si potrebbe pensare in un primo momento. Per quanto un bel sorriso metta a proprio agio e serva anche ad essere più socievoli, il motivo riguarda più strettamente la salute in generale.
La digestione inizia nella bocca, come recitava un antico adagio latino e, per proseguire in modo ottimale, il cibo (che diventerà bolo alimentare) deve essere triturato nella misura giusta, e non trangugiato velocemente, come i ritmi frenetici di oggi portano a fare. Però se i denti mancano, c’è poco da masticare, e spesso si arriva persino a dover rinunciare ad alimenti invece preziosi per l’organismo, con carenze che possono rivelarsi insidiose.
Anche l’apparato fonatorio dipende da un buon allineamento dentale, quindi la presenza dei denti aiuta la comunicazione. Altra ragione da considerare: se i denti masticatori sono rimasti in pochi, dovranno sobbarcarsi il lavoro anche dei denti che non ci sono più, con precoce usura e, purtroppo, rischio di caduta.
L’implantologia viene utilizzata con sempre maggiore successo fin dagli anni ’50 e ha consentito di abbandonare i ponti e le vecchie e scomode dentiere, che per la loro mobilità creavano più disagi che altro. La possibilità di perderle all’improvviso; il doverle riporre alla sera come un cimelio sul comodino, situazioni entrambe imbarazzanti; la preoccupazione dell’adesivo giusto (che risultava sempre inefficace); l’erosione dei ferri sulle gengive e sui denti sani, insomma problemi che si aggiungevano a problemi preesistenti.
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Un impianto è invece definitivo e nessuno riesce a rendersi conto che è stato effettuato, se non viene avvisato dal paziente che orgogliosamente afferma di avere un dente artificiale.
Si tratta, in pratica, di un piccolo pilastro in titanio, a forma di vite, montato direttamente nell’osso sotto la gengiva. Questo costituirà la radice nuova del dente (anch’esso artificiale e in materiale ceramizzato). Il titanio è l’elemento largamente più usato oggi per la sua qualità biocompatibile e la capacità di integrarsi nel tessuto osseo in modo stabile. In una seconda fase dell’intervento (dopo qualche settimana o dopo qualche mese, a seconda della velocità di osteointegrazione) non resterà che avvitare sopra il dente artificiale.
L’operazione è di routine e può essere sufficiente un’anestesia locale. E’ indolore e il disagio possibile che può essere avvertito è simile a quello provato quando si toglie un dente. L’attenzione del dentista ridurrà al minimo ogni sensazione spiacevole.
Le fasi operative possono essere pianificate virtualmente al computer e il paziente può così essere informato passo dopo passo. Uno screening radiografico consentirà a chi opera di conoscere la misura del tessuto osseo disponibile e agevolare la messa in loco dell’impianto.
Non tutti possono usufruire dell’implantologia: nell’età dello sviluppo e in gravidanza non può essere effettuata. In presenza di malattie in corso o passate, soprattutto se coinvolgono l’apparato cardiocircolatorio e le difese immunitarie, si può operare con molta cautela e solo con la collaborazione di un equipe che tenga sotto controllo la situazione.
Anche il diabete può essere un ostacolo. Tuttavia sarà il dentista a valutare caso per caso, dopo un test valutativo approfondito.