Il termine implantologia dentale racchiude l’insieme di tecniche chirurgiche volte a riabilitare funzionalmente i pazienti affetti da edentulismo con l’ausilio di impianti dentali. Questi ultimi sono elementi metallici che vengono inseriti chirurgicamente nell’osso mandibolare o mascellare, oppure sopra di esso ma sotto la gengiva, in modo da consentire la connessione di protesi.
Gli impianti possono essere di forme diverse, inseriti in diverse sedi e connessi alle protesi con diverse tempistiche.
Oltre a riabilitare la funzione masticatoria, la protesi che viene applicata con gli impianti consente al paziente edentulo di migliorare considerevolmente il suo aspetto estetico.
Bisogna sottolineare, infatti, che l’edentulia non comporta problemi solo all’apparato masticatorio (e, di riflesso, a quello digerente, in quanto i cibi che non vengono masticati correttamente sono di conseguenza anche mal digeriti), ma anche disagi di ordine sociale legati al fatto che un sorriso “sdentato” non è sicuramente piacevole a vedersi per gli altri e non infonde sicurezza a chi lo sfoggia.
L’implantologia si suddivide principalmente in iuxtaossea ed endossea. L’implantologia iuxtaossea si avvale di impianti a griglia con moncone fisso non sommerso. L’implantologia endossea, che è anche quella più diffusa, utilizza impianti di forma cilindrica/conica con connessione interna per la parte emergente (moncone).
L’implantologia dentale è indicata per i pazienti che soffrono di edentulismo totale o quasi, oppure che sono costretti ad estrarre tutti i denti poiché affetti da una malattia parodontale grave (definita anche piorrea).
L’implantologia è di gran lunga preferibile rispetto agli impianti di tipo tradizionale, come ad esempio la dentiera, che limita la masticazione a causa dei fastidi e della mobilità che provoca.
Prima dell’intervento, l’implantologo deve necessariamente accertarsi delle condizioni del cavo orale del paziente e di quelle generali del suo stato di salute e valutare il tipo di lavoro necessario alla risoluzione del problema.
Durante la prima visita di controllo lo specialista verifica anche quali impianti andranno inseriti e in quali aree della bocca.
Il titanio, insieme alle leghe dello stesso, costituisce il materiale d’elezione per la realizzazione degli impianti, in virtù di alcune sue caratteristiche. Esso è infatti estremamente biocompatibile ed offre un’ottima osteointegrazione, pertanto viene accettato bene dall’organismo, si integra perfettamente nell’osso e non scatena rigetto.
L’implantologia vanta un’altissima percentuale di successo (oltre il 90%), forse una delle più alte in campo medico-chirurgico e viene applicata dagli anni ’50. Va detto però che è inutile intervenire lì dove persistono le stesse cattive condizioni che hanno portato alla caduta dei denti, in primis carie e malattie parodontali.
I tabagisti e chi consuma alcolici abitualmente, rischiano di vanificare l’operazione; si tratta infatti di due abitudini che danneggiano costantemente il cavo orale (e non solo) e se il paziente non decide fattivamente di tenere di più alla propria salute, il dentista può persino sconsigliare gli impianti. Anche se l’aspetto del dente apparirà naturale, a tal punto che nessuno sospetterà che sia stato effettuato un impianto, l’igiene orale andrà strettamente osservata.
Di fatto, tra la radice impiantata e il dente artificiale viene a mancare il legamento parodontale, che costituisce una barriera contro batteri e infezioni. Il legamento sigilla il dente a livello del colletto gengivale, impedendo il passaggio di liquidi, cibo e agenti patogeni. Per questo motivo, la cura dei denti dovrà essere scrupolosa e quotidiana.