Ansiolitici e Antidepressivi

I PRINCIPALI LUOGHI COMUNI SUI FARMACI ANSIOLITICI E ANTIDEPRESSIVI

1. Se ci mettesse un po’ di buona volontà non avrebbe bisogno di prendere delle schifezze… -
Ansia, depressione, panico e disturbo ossessivo sono patologie in cui proprio la volontà, la possibilità di decidere è bloccata, in crisi, malata.
Si tratta di disagi molto comuni, più o meno profondi e gravi nelle loro manifestazioni che hanno una causa chimica i cui effetti si esplicano a livello del pensiero e del comportamento con reazioni incontrollabili dal soggetto che ne soffre e del tutto involontarie.
Affermazioni ‘ignoranti’ sulla debolezza di carattere, sulla possibilità di pensare in positivo e “vedrai che tutto si aggiusta” non fa altro che gettare la persona in un baratro ancora più profondo della sua sensazione di non farcela.
Si tratta di una dolorosa umiliazione che, sia pure espressa in buona fede, non può trovare un appiglio nell’interlocutore malato che si sente ancora meno compreso e ancora più solo.
2. I farmaci non funzionano -
Questa affermazione è smentita dai milioni di persone in tutto il mondo che guariscono dopo un trattamento farmacologico adatto alla propria patologia.
Un farmaco adatto alla patologia e alla persona, ben dosato, un buon rapporto medico-paziente che consenta una ‘compliance’ tra i due e ottimizzi gli effetti della terapia, spesso sono una garanzia di risultato.
L’importante che il paziente non sia abbandonato a se stesso, talvolta la terapia va dosata più volte, cambiata se necessario, adattata alle esigenze e alle specificità di ogni singola persona.
3. Pensavo di essere guarito e invece dopo tre anni mi sono ammalato di nuovo: allora i farmaci non servono -
Purtroppo questo tipo di patologie possono ripresentarsi più di una volta nella vita, ma ciò non significa che la prima cura sia fallita.
Se ci curiamo per una bronchite non pretendiamo che non ci torni mai più per la seconda o terza volta, desideriamo però guarire dall’episodio che ci fa stare male in quel momento.
Per le malattie psichiche è esattamente la stessa cosa, pensare che si possa guarire per sempre è un presupposto sbagliato, la malattia può tornare, ma spesso è più lieve e si ha la forza del primo episodio risolto brillantemente per combatterla senza averne più tanta paura.
4. I farmaci sono tossici -
Qualsiasi farmaco possiede in sé un certo rischio di tossicità, ma questo vale anche anche per tutti gli inquinanti ambientali con cui entriamo in contatto:
il piombo nell’ambiente, l’asbesto, i diserbanti, i conservanti per gli alimenti.
I farmaci che agiscono sui neurtotrasmettitori oggi sono molto sicuri:
e gli eventuali effetti collaterali sono segno di efficacia del farmaco, segno del suo funzionamento e non della sua tossicità.
5. I farmaci danno dipendenza e una volta iniziato se ne rimane schiavi per tutta la vita -
L’approccio della moderna psichiatria è esattamente il contrario:
la cura deve essere condotta per il tempo indispensabile al miglioramento del paziente e con dosaggi più bassi possibile compatibilmente al caso e alla tolleranza soggettiva.
Certo si tratta di percorsi più lunghi di quelli con un antibiotico:
una settimana non basta, un mese nemmeno, spesso bisogna essere disposti a comprendere che perché la cura faccia effetto i tempi sono mediamente dai tre-sei mesi in su e adattarsi con pazienza ad attendere gli effetti benefici.
6. I farmaci per la mente cambiano il carattere -
Questo è un timore molto diffuso, ma ancora nessun farmaco ha il potere di agire su tutta la complessa rete di fattori ambientali, genetici e fisici che attribuiscono a ciascuno di noi un ‘carattere’:
se per cambiare carattere intendiamo che una persona che è sempre stata triste, depressa, pessimista, possa ritrovare la gioia di vivere, di stare insieme alle persone che ama, di partecipare alla propria vita con entusiasmo, questo si è un “rischio”:
il rischio di stare meglio, ma riteniamo che in alcuni casi sia doveroso ‘correrlo’.
7. Se uno smette i farmaci sta peggio di prima -
I farmaci attivi sul cervello hanno delle caratteristiche chimiche tali per le quali non possono essere sospesi bruscamente, da un giorno all’altro.
Due principi della chimica chimati farmacocinetica (***) e farmacodinamica (***) fanno si che questo tipo di molecole restino più a lungo attive nell’organismo e che esso ne debba essere disabituato gradatamente.
Sospendere un farmaco senza l’autorizzazione del medico, anche solo una benzodiazepina, può provocare fastidiosi disturbi.
Prima di toccare la terapia consultatevi sempre con il curante al fine di non soffrire disagi assolutamente superflui.
8. Con il tempo passerà, non ho bisogno di farmaci -
Se soffrite di un disturbo passeggero, dovuto ad una circostanza particolare come ad esempio una delusione sentimentale, la morte di una persona cara, una crisi personale, si tratta di circostanze della vita, normali, che ciascuno di noi ha la capacità di affrontare impegnando le proprie risorse psichiche.
In altri casi, la continuata sottovalutazione del proprio malessere non fa che peggiorarlo, come se la mente, le nostre strutture più profonde chiedessero aiuto a voce sempre più alta.
Arrivare tardi alla diagnosi, dopo aver sofferto del disturbo anni ed anni rende più irto e difficile il percorso verso la guarigione.
Il dolore si è sedimentato, la disperazione ha chiuso sempre di più la speranza e talvolta è avvenuto un tale adattamento alla malattia che non si ritiene neanche più di poter guarire.
Se pensate di stare troppo male e di non farcela da soli è giusto e legittimo che veniate aiutati.

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